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12/26/2013 ↔ nessun commento

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Natale, celebrazione della società del consumismo. Celebrazione della stupidità umana. Eh sì, il Natale è lo specchio della moralità odierna. Specchio di ipocrisie, di falsità, di presunzioni, di ostentazioni, di inutilità.

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Sono asociale. Lo ammetto. Asociale: il dizionario mi spiega che si definisce asociale una persona a cui non piace stare assieme agli altri. Gli altri? Dovremmo definire chi sono gli altri. Se gli altri non mi piacciono, perché dovrei circondarmi di essi? Perché se non si hanno gli amici e se non si è socialmente accettati, si è dei falliti? Sono una fallita, socialmente parlando, ma io mi preoccupo di guardarmi la mattina allo specchio, di piacermi (interiormente) e di fare cose che non vadano contro i miei principi morali. Persone che vivono, senza preoccuparsi di nulla al di fuori di loro stesse, persone che non hanno principi profondi su cui basare l’esistenza, non hanno di certo nulla in comune con me. Io chi sono? Molti di voi, che avranno letto fino a questa riga, avranno iniziato a pensare che l’autrice di questo blog sia un’arrogante, piena di sé. Non sono piena di me, sono solo me stessa. O per lo meno, sto cercando di esserlo. Sono profondamente a disagio con le persone, è vero, o comunque con la maggior parte di esse. Primo, perché sono estremamente sensibile riguardo certi argomenti, chi legge questo blog sa di cosa sto parlando e secondo, perché non ho la forza d’animo che mi serve quando sono in piena discussione (verbale) con una persona con pensieri e moralità (se così si possono chiamare) diverse dalle mie.

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Sono una brava dialogatrice, so argomentare bene, sono provvista di notevole dialettica, ma non sono provvista di controllo delle mie emozioni. Quando si tratta di discutere riguardo temi (e principi ad essi collegati) che sono importanti, molto importanti per me, non ho autocontrollo, divento emotiva e perdo la fermezza che mi dovrebbe dare la forza per portare avanti il confronto.

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Sento lamentele ovunque mi volti, sento lagne a destra e manca. Certo vivere, al giorno d’oggi, o meglio vivere di per sé, non è facile, non lo è mai stato, ma credo che siamo noi a rendere la vita, così tanto difficile. Siamo incontentabili, la società ci porta ad esserlo, ci porta ad essere pieni di desideri (materiali) che, se non riusciamo ad esaudire, ci faranno sentire male. Una società consumistica, basata su cose materiali, ci porta a credere che la felicità sia un insieme di quest’ultime, ci porta a credere che le cose ci rendono felici e anche se molti di noi sono bravi a dire il contrario, in fondo al momento giusto ci lamentiamo perché non abbiamo questo o quello.

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Che vita sarebbe senza le cose, senza macchina, senza la felpa figa, senza le scarpe alla moda, senza l’ultimo taglio di capelli alla Jennifer Aniston, senza gli stivali scamosciati, senza lo smartphone, senza l’Ipad, senza il mascara super allungante, senza gli occhiali da sole Ray Ban, senza braccialetto Swarovski, senza le cose firmate, senza altre cose, per non parlare delle altrettante cose che non ho nominato, senza profumo Dior, che vita sarebbe senza Champagne, senza lusso, senza ricchezza, insomma, ma che vita sarebbe? Che vita sarebbe senza la televisione, senza i giornali, senza Internet che ci dicono come vestirci, cosa comprare per essere accettati, eh sì, perché la scusa del “io mi compro le cose perché mi piacciono” è finita ed è stata sbugiardata da un pezzo. Ci compriamo le cose, perché fanno figo, per mostrarle agli altri, per “non essere da meno.” In fondo, non posso aspettarmi diversamente, viviamo in una società che ci insegna fin da piccoli che la ricchezza è bella e che si vive per consumare. Viviamo per diventare ricchi, viviamo per arricchirci, per avere tanti soldi per comprare ancora più cose, per comprare, comprare e comprare. Che bella parola, c’è gente che passerebbe l’intera esistenza a fare shopping, si vive per questo, no? Per diventare milionari, per poter spendere.

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Certi principi portano un certo tipo di società. Se ci fossero principi diversi, magari, la società sarebbe migliore, che dite? Certo, se si nasce col (usando un’espressione che a me piace tanto e che ricorre spesso nei miei articoli) culo caldo, perché uno si dovrebbe complicare l’esistenza per gli altri? Ognuno, nella società moderna, pensa a sé, perché preoccuparsi di fatti che non ci tangono? Un intero continente (e mezzi altri) sono nella povertà più totale e noi ce ne fottiamo. Mi sembra in linea con i principi odierni. Giusto non mi sembra, ma almeno è in linea.

Non sono una santa e non sono migliore, ma sto provando a esserlo. Quando una persona dice di voler essere migliore, viene guardata subito male. “Ma guarda che smorfiosa, chi si crede di essere?” Purtroppo non mi credo di essere qualcuno, sto cercando di diventarlo, però. Vorrei mettere via la mia timidezza, che non mi lascia mai respirare, vorrei mettere via le mie paure per diventare qualcuno che aiuta gli altri. Vorrei lasciare un segno. Non un segno che venga scritto nei libri di storia, ma un segno nella vita delle persone. Non cambierò le cose, ma proverò a dare fiducia alle persone che ne hanno bisogno. La fiducia di credere nel futuro e in se stesse. Io, nel mio piccolo, cerco di non farmi “catturare” dalla società, provo a non farmi tentare dalle scorciatoie, dalle vie più facili e dalle scelte meno complicate. I principi fanno parte di noi ed io sto cercando di farmi guidare dai miei. Non voglio le cose facili, voglio le cose giuste. Dovrò faticare? Lo farò. Dovrò rinunciare? Lo farò.

Come scritto precedentemente nel blog, i commenti e le vostre proposte sono sempre ben accetti. Dando una lettura ai miei articoli capirete che, per esempio, un’azione che cerco di mantenere è il boicottaggio delle multinazionali che trovo “immorali”, perché sono sicura che se fossimo in tanti a metterlo in atto, chi di dovere ci ascolterebbe, ascolterebbe le nostre richieste. Saremmo noi a dettare legge e non le multinazionali del potere che sfruttano le popolazioni più povere, quelle più deboli, per produrre cose che poi venderanno a noi.

Anche se prima di pretendere di cambiare la società, dovremmo iniziare a cambiare noi stessi. Sto cercando di diffondere il mio pensiero, sperando di lasciare qualche minuto di riflessione nelle vite delle persone.

Arielle T.

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